La cistinosi in breve
Risposte brevi e chiare alle tue domande sulla cistinosi
La cistinosi è caratterizzata dall’eccessivo accumulo di un aminoacido, la cistina, all’interno di piccole vescicole cellulari chiamate lisosomi. La cistinosi è una malattia ereditaria – si trasmette cioè dai genitori ai figli – causata da un’anomalia del gene CTNS, che provoca problemi di conservazione dell’aminoacido cistina nell’organismo. Per sviluppare la patologia, il bambino deve ereditare entrambe le copie difettose del gene dai genitori.1
Esistono tre forme cliniche di cistinosi, classificate in base alla gravità dei danni renali e all’età in cui compaiono i primi sintomi: cistinosi nefropatica infantile (la più comune), cistinosi giovanile o tardiva e cistinosi oculare/dell’adulto.1
Poiché la cistinosi nefropatica colpisce ogni cellula del corpo, i suoi sintomi sono molto vari e diversi. I reni sono i primi a subire danni, ma quasi tutti gli organi sono a rischio.2
I bambini con cistinosi nefropatica sono normali alla nascita, ma nel primo anno di vita iniziano a presentare i segni di un cattivo funzionamento dei reni, spesso associati a un rallentamento della crescita, a inappetenza e rachitismo.2
Per maggiori informazioni sui sintomi della cistinosi nelle diverse fasi della vita, visita la pagina Sintomi.
La cistinosi è una malattia ereditaria – si trasmette cioè dai genitori ai figli – causata da un funzionamento anomalo del gene CTNS, che provoca problemi di conservazione dell’aminoacido cistina nell’organismo.1
Per sviluppare la patologia, il bambino deve ereditare entrambe le copie difettose del gene dai genitori.3,4 Nelle gravidanze in cui entrambi i genitori sono portatori sani della malattia:
• C’è 1 probabilità su 4 che entrambi i genitori trasmettano le copie alterate del gene e che il bambino sviluppi la malattia.3,4
• Ci sono 2 probabilità su 4 che un solo genitore trasmetta una copia alterata del gene (l’altra copia è normale). In questo caso il bambino è un “portatore sano”, ovvero ha una sola copia del gene alterato e non è malato.3,4
• C’è 1 probabilità su 4 che entrambi i genitori trasmettano le copie normali del gene e che quindi il bambino non sia né portatore sano né malato.3,4
La cistinosi è una malattia ultra-rara, che colpisce meno di 2 persone su un milione.2
La cistinosi si può diagnosticare con un dosaggio del contenuto di cistina nei globuli bianchi (leucociti).1 Questo esame viene eseguito nei centri diagnostici da medico specializzato nella cura dei reni (nefrologo pediatrico) o nelle alterazioni del metabolismo.2 Un altro criterio utile per diagnosticare la cistinosi è un esame oftalmico con lampada a fessura, per rilevare i cristalli oculari che compaiono entro i primi 2 anni di età.2 La diagnosi viene confermata anche tramite un’analisi genetica, eseguita da un medico genetista, che individua la specifica mutazione del paziente.1
I sintomi della cistinosi che si manifestano nei primi 6-12 mesi di vita comprendono: sindrome di Fanconi, produzione eccessiva di urine (poliuria), richiesta continua di liquidi da bere (polidipsia), disidratazione, perdita di elettroliti nelle urine, presenza di zuccheri nelle urine (glicosuria) e normali livelli di glucosio nel sangue, presenza di aminoacidi nelle urine (aminoaciduria), rallentamento della crescita e rachitismo.1,2
Tra il primo e il secondo anno di età compare anche un accumulo di cristalli di cistina nella cornea, cioè nella parte più anteriore dell’occhio.1
A 3-4 anni si manifesta un’eccessiva sensibilità alla luce (fotofobia).1
Per contrastare gli effetti della malattia bisogna intervenire su più fronti, innanzi tutto con una terapia depletiva che rallenti l’accumulo di cistina nelle cellule dell’organismo. I farmaci che riducono l’accumulo di cistina possono essere somministrati per via orale o topica (gocce oculari). La progressione dei danni funzionali può richiedere il trapianto dei reni, a cui segue una terapia immunosoppressiva per impedire il rigetto. Altre soluzioni possibili sono la terapia insulinica per il diabete e l’assunzione di tiroxina quando la tiroide non produce quantità sufficienti di ormoni.2,6,7
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